La risposta breve, subito. Al casinò nessun numero è più fortunato di un altro. Sulla roulette europea ogni numero ha esattamente la stessa probabilità, una su trentasette, e questo vale per quello della tua data di nascita come per quello che eviti. Quello che segue è da dove vengono davvero i numeri italiani — ed è una storia interessante — e quanto costa al tavolo crederci.
Perché in Italia il numero sfortunato è il 17 e non il 13
L’Italia è uno dei pochi paesi in cui il giorno pericoloso è il venerdì 17 e non il venerdì 13. La ragione è scritta in numeri romani. Diciassette si scrive XVII e, riordinando quelle lettere, si ottiene VIXI: latino per «ho vissuto», che su una lapide significa il contrario di una buona notizia. L’associazione ha secoli e precede di molto il gioco d’azzardo moderno; il numero continua a saltare nei piani degli alberghi, nelle file degli aerei e, a volte, al tavolo della roulette.
A volte si legge che la paura del 17 nasca da una catastrofe del Novecento. Non è così, e legare una superstizione a una tragedia reale è sbagliato e anche inutile: la spiegazione dei numeri romani è più antica, meglio documentata e più interessante.
E perché qui il 13 è un buon numero
Nella tradizione italiana il tredici porta piuttosto fortuna. La traccia più chiara è linguistica: fare tredici è il modo in cui si dice di aver vinto tutto, dal vecchio Totocalcio in cui tredici pronostici esatti erano il punteggio vincente. Il terrore anglosassone del 13 è arrivato in Italia come importazione e si è fermato in gran parte nelle hall degli alberghi per ospiti stranieri.
Il cornetto, il corno e il malocchio
Il corno rosso che molti giocatori napoletani tengono in tasca non è propriamente un portafortuna: è un oggetto di protezione. Il suo compito, nella tradizione da cui viene, è deviare il malocchio — lo sguardo invidioso — più che attirare la fortuna. La forma è apotropaica e assai più antica dell’iconografia cristiana della regione, ed è per questo che oggi le sta accanto senza attriti.
La smorfia: i numeri come lingua
Nulla racconta il rapporto italiano con i numeri meglio della smorfia napoletana, il dizionario che trasforma i sogni in numeri da giocare: un elenco fisso in cui ogni immagine, animale o evento ha la sua cifra. È un vero oggetto culturale con secoli di uso, e fa una cosa che il casinò non sa fare: dà un significato ai numeri. Ed è proprio per questo che è facile confondere il significato con la probabilità.
Che cosa cambia un numero fortunato al tavolo
Niente sulle probabilità e molto sul comportamento. Un numero singolo alla roulette europea paga 35 a 1 ed esce una volta su 37: è lì che vive il margine del banco, e giocare sempre lo stesso numero non lo migliora di un centesimo di punto. Quello che invece crea è un impegno. Quando un numero diventa «il tuo», smettere sembra abbandonarlo, e il giro successivo a una lunga astinenza sembra dovuto: è la fallacia del giocatore con un attaccamento personale sopra.
Il consiglio pratico non è quindi rinunciare al cornetto. È fare in modo che il rituale non decida mai la puntata. Imposta i limiti di deposito e di sessione nel conto prima di cominciare, dove uno stato d’animo non arriva, e poi sii superstizioso quanto vuoi dentro quei limiti.
Domande frequenti
Il 17 porta davvero sfortuna in Italia?
È davvero considerato sfortunato, e per un motivo documentato: XVII è l’anagramma di VIXI, «ho vissuto». Questa credenza non ha alcun effetto su nessun gioco.
Il 13 è fortunato in Italia?
Per tradizione sì: fare tredici significa ancora vincere tutto, dal Totocalcio. La paura straniera del 13 è un’importazione successiva.
Giocare sempre lo stesso numero aumenta le probabilità?
No. I giri sono indipendenti, quindi la probabilità è una su trentasette ogni volta, che quel numero lo abbia giocato una volta o mille.
Che cos’è la smorfia napoletana?
Un elenco tradizionale che assegna un numero del lotto a sogni, oggetti ed eventi. È un patrimonio culturale, non un metodo di previsione.